Bullismo: come capire se vostro figlio ne è vittima

Gestire bambini oppositivi
Gestire bambini oppositivi: 5 regole fondamentali
Dicembre 9, 2019
Genitori separati
Genitori separati: 3 regole per aiutare vostro figlio
Dicembre 18, 2019
Mostra tutti

Bullismo: come capire se vostro figlio ne è vittima

Figlio vittima di Bullismo

Ecco alcune indicazioni generali che ci aiutano a capire e riconoscere se vostro figlio è vittima o autore di bullismo

Il fenomeno del bullismo è in continua trasformazione ed evoluzione da quando è aumentato l’utilizzo dei social network da parte dei giovani.

Secondo una rilevazione Istat del 2015, più del 50% degli adolescenti è stato vittima di episodi di bullismo e di questi solo la metà parla del problema con insegnanti, genitori o amici. Percentuale che diminuisce con l’età: i ragazzi delle scuole medie e delle superiori ne parlano ancora meno.

In Italia solo il 50% dei bambini delle elementari e il 35% della scuola media parla con l’insegnante delle prepotenze subite e la percentuale si riduce ulteriormente al 10% nella scuola superiore.

Con il termine bullismo si definiscono le azioni aggressive o i comportamenti di manipolazione sociale perpetrati nel tempo in modo intenzionale e sistematico da una o più persone ai danni di altre.

Bullismo Vs ragazzate

Il bullismo inizia generalmente con piccoli test, ovvero piccole prepotenze attraverso le quali il bullo verifica la capacità di autodifesa della vittima, nonché l’attenzione che i compagni rivolgono a questi episodi di aggressività
Per affrontare il fenomeno occorre innanzitutto riconoscere segnali e comportamenti che lo caratterizzano.

Benché sia importante differenziare il bullismo dalle semplici ragazzate, è altrettanto basilare riconoscere azioni che oltrepassano il bullismo e sfociano in vere azioni delinquenziali, come nei casi di utilizzo di armi, di gravi danni fisici o di violenze sessuali.

A tal proposito, ecco alcune indicazioni generali che ci aiutano a capire e riconoscere se vostro figlio è vittima o autore di bullismo, di comportamenti non aggressivi che non necessitano un intervento immediato o di attività criminali che, invece, richiedono una collaborazione con le Forze dell’Ordine.

Come riconoscere se vostro figlio è vittima o autore di bullismo?

COMPORTAMENTI NON AGGRESSIVI

I comportamenti non aggressivi sono presa in giro per gioco, finta zuffa, lotta per finta, etc.. tutti atteggiamenti dove avviene una reciprocità dei ruoli nei giochi e nei conflitti.

Questi comportamenti sono particolarmente frequenti nell’interazione tra maschi (a partire dagli 8 anni ai 16). Anche se in alcuni casi la situazione può degenerare, quasi sempre questi comportamenti sono di natura ludica e non presentano il carattere di aggressione e di asimmetria che possiamo rintracciare nei comportamenti violenti.

COMPORTAMENTI DI BULLISMO

I comportamenti di bullismo possono essere descritti come legati a tre categorie: fisico (dare calci, pugni, schiaffi, danneggiare proprietà dell’altro, etc.) verbale (offendere, umiliare, intimidire, minacciare, etc.) e non verbale (manipolare, escludere, isolare socialmente, etc.).

Questi comportamenti sono, in genere, ripetuti nel tempo e asimmetrici. A volte si tende a sottovalutare il problema, ritenendo che si tratti di “ragazzate”; questi comportamenti devono essere affrontati congiuntamente da insegnanti e genitori.

COMPORTAMENTI ANTISOCIALI

Invece, le attività criminali e antisociali sono aggressioni fisiche gravi, minacce con oggetti pericolosi, forme di molestia severa, furti di materiale costoso, abusi sessuali, etc… Questi comportamenti hanno una natura più severa che va al di là dei fenomeni scolastici e sociali e delle norme di convivenza. In questo caso si tratta di veri e propri crimini e come tali necessitano una denuncia e una collaborazione tra scuola, famiglia e autorità giudiziaria.

Che cosa possono fare i genitori di fronte ai comportamenti di bullismo?

I genitori spesso, confusi, si lanciano in difesa del proprio figlio, temendo che non sia in grado di fronteggiare le difficoltà. Questo comportamento potrebbe incoraggiare ulteriori atteggiamenti di sopraffazione. Da parte loro, gli insegnanti, di fronte alla stessa situazione, sono portati ad addossare gran parte della responsabilità ai genitori e a una loro presunta incapacità educativa.

Si crea così un clima d’incomunicabilità e di malintesi, dove padri e madri, sentendosi giudicati, assumono una linea difensiva, mentre i docenti, trovando difficile comunicare con loro, si convincono, erroneamente, che a scuola non si possa cambiare nulla.

Invece, è basilare creare un’alleanza educativa tra genitori e insegnanti, dove ognuno possa suggerire cosa sia utile fare per fronteggiare la situazione creatasi, anche avvalendosi di psicologi esperti di queste dinamiche.

Come combattere il bullismo?

La chiave per combattere il problema del bullismo (in un’ottica di prevenzione e di contrasto) è l’adozione di una politica scolastica integrata, cioè un insieme d’interventi che coinvolge tutte le componenti scolastiche e nella quale gli adulti della scuola (inclusi genitori e collaboratori scolastici) si assumono la responsabilità della loro relazione con i ragazzi.

In questo percorso è fondamentale il consiglio di classe per collaborare e poter poi identificare il problema, analizzando le situazioni problematiche e attuando strategie d’intervento.


Dott.ssa Silvia Bassi
Psicologa Clinica e Scolastica, esperta in Neuropsicologia dell’età evolutiva

PER CONTATTARMI clicca qui

LEGGI ANCHE: Gestire bambini oppositivi: 5 regole fondamentali

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *