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Ansia da separazione

CHE COS’E’ IL DISTURBO D’ANSIA DA SEPARAZIONE ?

Il disturbo d’ansia da separazione è la paura persistente, intensa, e inappropriata rispetto all’età di sviluppo della separazione da una figura di riferimento. I bambini che ne soffrono tentano disperatamente di evitare la separazione e, quando questa è forzata, mostrano una disabilitante volontà di ricongiungimento.

L’ansia da separazione è un’esperienza normale tra gli 8 ed i 24 mesi e tende a risolversi nel momento in cui il bambino acquisisce la “permanenza dell’oggetto”, ovvero capisce che le persone esistono indipendentemente dal fatto che si trovino o meno con lui e che, quando se ne vanno, ritorneranno in seguito. A volte tuttavia questo tipo di ansia persiste nel bambino o ritorna in seguito ad un’esperienza stressante (ad esempio lutti, trasferimenti o cambiamenti scolatici) arrivando a generare una condizione patologica. 

SINTOMATOLOGIA :

In età scolastica, uno dei sintomi principali dell’ansia di separazione è il rifiuto della scuola. I bambini, al momento di separarsi dalla figura di riferimento, mettono in atto una scena drammatica che risulta dolorosa tanto per il bambino quanto per il genitore (o altra figura). Una volta avvenuta la separazione, i bambini si focalizzeranno sul ricongiungimento con la figura accudente e potrebbero essere preoccupati che, in loro assenza, tale figura possa incorrere in gravi pericoli. 

Altri sintomi ansiosi tipici sono la somatizzazione del disturbo, sotto forma ad esempio di mal di stomaco e mal di testa, ed il rifiuto di dormire soli o passare del tempo in stanza separate dal caregiver. 

DIAGNOSI :

La diagnosi del disturbo può essere fatta solo mediante valutazione clinica e anamnesi. È infatti necessario che un clinico possa assistere alla manifestazione ansiosa durante la separazione e che la sintomatologia si manifesti da almeno quattro settimane generando un notevole disagio nella vita del bambino. 

TRATTAMENTO :

Nella maggior parte dei casi l’ansia da separazione può essere trattata tramite terapia cognitivo-comportamentale, la quale ha l’obiettivo di correggere un comportamento in maniera graduale ma senza togliere importanza alle ragioni, di origine traumatica o meno, che causano tale comportamento. 

È importante che le scene al momento della separazione vengano protratte il meno possibile. L’adulto di riferimento dovrà perciò imparare a gestire la protesta del bambino senza farsi vedere intimorito dalla sua sofferenza. Può aiutare in questo stabilire un legame di attaccamento con un adulto di riferimento che è presente durante la giornata del bambino (es. insegnante) e lasciarlo con la promessa di passare del tempo insieme al ritorno. 

Tra gli accorgimenti che i genitori possono adottare autonomamente, al di là del supporto terapeutico, rientrano: 

• Spiegare al bambino che cos’è l’ansia per renderlo più consapevole del proprio vissuto; 

• Parlare con lui del problema e cercare di comprendere i suoi sentimenti; 

• Cercare di prevedere le possibili difficoltà per non farsi cogliere impreparati;

• Fare un piano della giornata in modo che il bambino sappia sempre cosa aspettarsi; 

• Offrire al bambino una scelta tra le sue attività per farlo sentire più sicuro; 

• Farsi vedere tranquilli al momento della separazione e non angosciati dai pianti; 

• Favorire la partecipazione del bambino alle attività e premiare i suoi sforzi. 

Accorgimenti simili possono essere presi in considerazione anche dagli insegnanti del bambino sofferente nel caso in cui i soli sforzi familiari non si rivelassero sufficienti.

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