Disturbi dell’umore e delle emozioni

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Disturbi dell’umore e delle emozioni

COSA SONO LE EMOZIONI 

Le emozioni sono fenomeni complessi che comprendono un’interazione tra fattori soggettivi e oggettivi che possono dare origine a esperienze affettive come sensazioni di attivazione e di piacere/dispiacere o possono generare processi cognitivi e portare ad un’azione che può essere espressiva, finalizzata, adattiva o disfunzionale. 

Ekman e Friesmann si interessarono dell’universalità delle emozioni, cioè di come queste vengono espresse nelle varie culture, e trovarono una significativa somiglianza nel modo in cui gli esseri umani esprimono i loro stati emotivi che possiamo classificare in emozioni primarie:gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura, sorpresa, che sono condivise da persone di diverse culture e quindi biologicamente radicate. Alcune emozioni sono quindi già presenti alla nascita, mentre altre, quelle complessecome la vergogna, il senso di colpa, il rimorso, l’invidia, emergono nel corso dello sviluppo e sono condizionate e plasmate dall’esperienza. 

A cosa servono le emozioni 

Le emozioni comunicano agli altri, anche tramite le espressioni facciali, che inviano messaggi molto più velocemente rispetto all’uso delle parole.
Comunicano a noi stessi, in quanto le reazioni emotive possono darci informazioni riguardo una situazione, possono essere segnali o allarmi e possono scatenare sensazioni corporee che possono fungere da intuizione ad esempio un aumento del battito cardiaco.


LA REGOLAZIONE EMOTIVA 

La  competenza di regolazione emotiva dovrebbe essere acquisita nella prima infanzia. 

Il fallimento delle figure di accudimento nel rispondere ai bisogni emotovi del bambino contribuisce a distruzioni dello sviluppo emozionale, in particolare nella capacità dei bambini di autoregolarsi emotivamente. 
Il bambino che sperimenta irregolarità nelle reazioni emotive dei genitori, esplosioni di collera, che vive in un ambiente familiare disorganizzato, che vive gravi carenze affettive, non sarà in grado di costruire uno schema emotivo coerente in quanto il legame di attaccamento è necessario per una crescita adattiva e per la costruzione di una struttura emotiva stabile, che quando manca può essere causa di problematiche psicologiche.


DISTURBI DELL’UMORE 


disturbi dell’umore sono un’insieme di sindromi chiamate anche disturbi affettivi nei quali il paziente vive una grave alterazione del tono dell’umore. Per poter parlare di disturbi dell’umore è necessario che l’alterazione sia duratura nel tempo, che interferisca sulle normali funzioni sociali e lavorative della persona. 

COSA SONO? 

disturbi dell’umore sono un insieme di patologie tra loro differenti, ognuna delle quali è caratterizzata da sintomi specifici,  ciò che però li caratterizza tutti è l’alterazione patologica del tono dell’umore che crea un disagio psicologico e problematiche nel funzionamento sociale e relazionale. Le alterazioni del tono dell’umore sono principalmente: 

• la depressione caratterizzata da tristezza e ideazioni negative. 

• la mania caratterizzata da eccessiva euforia, logorrea, aumento della velocità del pensiero fino a sfociare in sintomi psicotici come deliri. 

• l’umore misto caratterizzato dalla presenza di sintomi depressivi e sintomi maniacali in concomitanza detto anche “umore disforico“ 

Alcune persone sviluppano la tendenza a presentare un tono d’umore basso alternato a momenti di relativo benessere: depressioni unipolari. Altri sviluppano invece un disturbo in cui si alternano momenti di depressione e momenti di mania, o ipomania: disturbi bipolari. 

INCIDENZA 

 Il disturbo depressivo maggiore è il disturbo dell’umore più conosciuto e maggiormente diffuso. Secondo molti studi è il disturbo con il più alto trend di crescita soprattutto nella cultura occidentale. Secondo i dati dell’NCS-R nel mondo occidentale la probabilità di sviluppare un disturbo depressivo nell’arco della vita si aggira intorno al 17%

Nel mondo, l’incidenza dei disturbi dell’umore è seconda solamente ai disturbi d’ansia e colpisce quindi una larga parte della popolazione mondiale. In Italia, secondo gli studi del European Study on the Epidemiology of MentalDisorders, la prevalenza di depressione maggiore e distimia nell’arco della vita è dell’11,2%. E’ quindi relativamente frequente nel corso della vita sviluppare un disturbo dell’umore. E’ altresì probabile che alcuni cambiamenti della società occidentale possano favorire una maggiore diffusione di questi disturbi. 

Inoltre è stata osservata una netta prevalenza del disturbo nelle donne (circa il doppio rispetto agli uomini), anche se questa tendenza sbri scomparire con l’avanzare dell’età, infatti in età geriatrica la depressione senile colpisce indistintamente uomini e donne.
Per quel che riguarda invece il disturbo bipolare non c’è differenza tra sesso maschile e femminile e la probabilità di sviluppare il bipolarismo nell’arco della vita si aggira intorno all’1%.


DISTURBI DELL’UMORE NEL DSM5 

Il DSM 5 è il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali ed è considerato il manuale di riferimento per la psichiatria a livello mondiale. Nel DSM 5 i disturbi dell’umore sono stati suddivisi in due categorie distinte: 

• i Disturbi Depressivi 

• i Disturbi Bipolari 

Nonostante siano entrambi disturbi dell’umore, il DSM-5 preferisce dividerli in due categorie distinte per le differenze peculiari di queste due particolari categorie di disturbi. 

DISTURBI DEPRESSIVI 

A tutti capita di provare nella propria vita sentimenti come tristezza, sconforto o pessimismo, ma in un soggetto sano queste sensazioni hanno breve durata.
Si parla invece di depressione quando il disturbo dell’umore è pervasivo e influenza significativamente il funzionamento sociale, lavorativo e relazionale del soggetto. 

I DISTURBI BIPOLARI 

A differenza dei disturbi depressivi, che sono caratterizzati da una sola polarità, nei disturbi bipolari osserviamo la presenza di episodi maniacali o ipomaniacali alternati da episodi depressivi. 

Nella mania o nell’ipomania l’umore si definisce elevato, euforico, con logorrea, accellerazione del contenuto del pensiero, ridotto bisogno di sonno, attivazione psicomotoria, fino a portare a spese eccessive e comportamenti disinibiti

A CHI RIVOLGERSI? 

Riconoscere un disturbo depressivo in fase iniziale è importante in quanto, più rapida è la diagnosi, migliore è la prognosi. Molto spesso invece persone convivono con un disturbo depressivo per anni, per poi arrivare ad uno specialista mediamente dopo due anni dall’esordio del disturbo.

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